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Ho tra le mani un piccolo libro. Esplosivo, potente. S'intitola: I diritti umani e le usurpazioni papali. Lo scrisse Voltaire e lo diede alle stampe nel 1768.
"L'autore del Candide ripercorre qui, con il consueto stile asciutto e caustico, la storia e la geografia di queste "usurpazioni papali" spaziando da Napoli alla Sicilia, da Ferrara al Lazio: Voltaire ha attinto da fonti storiche e aneddotiche; partendo dalla Donazione di Costantino, falsificazione elaborata probabilmente nel corso dell'VIII secolo per consolidare il potere della chiesa romana si giunge attraverso i secoli alle più recenti bolle papali".
(Dall'introduzione di Paolo Fontana).
Siccome dalla storia dovremmo imparare (cosa che non accade praticamente mai) e, soprattutto, la storia oltre che conoscerla, NON dovremmo scordarla, vi propongo un breve brano tratto da questo che, per me, è un preziosissimo libercolo. Buona lettura. (E ricordate mentre leggete che non l'hanno detto né Grillo, né Travaglio, ma Voltaire. Era il '68, ma del 1700. No, preciso, nel caso qualcuno volesse fare querela...).
"Nasce in Galilea una religione tutta fondata sulla povertà, sull'uguaglianza, sull'odio contro la ricchezza ed i ricchi: una religione dove si dice che è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nei regno dei cieli; dove si dice che il ricco Epulone è condannato semplicemente per essere stato ricco; dove Anania e Saffira sono puniti con la morte istantanea per aver tenuto per sé di che vivere; dove viene ordinato ai discepoli di non fare mai provviste per il giorno dopo; dove Gesù Cristo, figlio di Dio, Dio lui stesso, pronuncia quelle terribili profezie contro l'ambizione e l'avarizia: 'Non sono venuto per essere servito, ma per servire. Non ci sarà mai tra voi né primo né ultimo. Colui che vorrà diventare grande fra voi sia umiliato. Colui che vorrà essere primo sia l'ultimo.'
La vita dei primi discepoli è conforme a questi precetti: san Paolo lavora con le sue mani e san Pietro si guadagna da vivere. Che rapporto c'è tra quell'istituzione e il dominio di Roma, della Sabina, dell'Umbria, dell'Emilia, di Ferrara, di Ravenna, della Pentapoli, del Bolognese, di Comacchio, di Benevento, di Avignone? Non pare che il Vangelo abbia dato queste terre al papa, a meno che il Vangelo non assomigli alla regola dei Teatini nella quale fu detto che sarebbero stati vestiti di bianco e, a margine, si scrisse: vale a dire in nero.
Questa grandezza dei papi e le loro pretese, mille volte più grandi, non sono più consone alla politica ed alla ragione che alla parola di Dio poiché esse hanno sconvolto l'Europa e fatto scorrere fiumi di sangue per settecento anni.
La politica e la ragione esigono, in tutto l'universo, che ciascuno goda del proprio bene e che ogni Stato sia indipendente."
Voltaire, I diritti umani e le usurpazioni papali, ed. Mobydick

di
Chiara Passarella


Da oggi in libreria
Mondadori
p.330
€ 9,00
Le autrici
Maria Pia Ammirati + Alessandra Appiano + Stefania Bertola + Anna Carugati + Dede Cavalleri + Luisa Ciuni + Maria Corbi + Geppi Cucciari + Donatella Diamanti + Tiziana Ferrario + Chiara Gamberale + Barbara Garlaschelli + Laura Laurenzi + Lorenza Lei + Loredana Lipperini + Elena Mora + Maria Rita Parsi + Gabriella Piroli + Emanuela Rosa-Clot + Nivolta Sipos + Neliana Tersigni + Rosa Teruzzi + Annamaria Testa + Lautra Toscano + Silvia Vaccarezza + Nicoletta Vallorani
Il 20 maggio, alle ore 18,30 alla libreria Mondadori in piazza Duomo a Milano, ci sarà la prima presentazione di Facce di Bronzo, con: Geppi Cucciari, Alssandro Appiano, Adele Cavalleri, Luisa Ciuni, Donatella Diamanti, Barbara Garlaschelli, Elena Mora, Gabriella Piroli, Emanuela Rosa-Clot, Nicoletta Sipos, Rosa Teruzzi, Annamaria Testa, Nicoletta Vallorani
Oggi la legge Basaglia compie 30 anni
"Io ho detto che non so che cosa sia la follia. Può essere tutto o niente. E' una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia. Invece questa società riconosce la follia come parte della ragione, e la riduce alla ragione nel momento in cui esiste una scienza che si incarica di eliminarla. Il manicomio ha la sua ragione di essere, perché fa diventare razionale l'irrazionale. Quando qualcuno è folle ed entra in un manicomio, smette di essere folle per trasformarsi in malato. Diventa razionale in quanto malato. Il problema è come sciogliere questo nodo, superare la follia istituzionale e riconoscere la follia là dove essa ha origine, come dire, nella vita."
(in Conferenze brasiliane, 1979)
I temi della "follia", del "diverso" mi hanno sempre toccata e coinvolta. Qualche anno fa ho avuto la grande, preziosa occasione di incontrare uomini e donne di un Cps (Centro Psicosociale, i luoghi di cura per malati mentali, nati dopo l'abolizione dei manicomi) milanese. E' stata una delle esperienze più importanti della mia vita. Il libro non ha avuto un percorso editoriale facile: nessun grande editore lo ha voluto pubblicare perché il tema della "follia", se poi trattato non come "fiction" ma come testimonianza, non è "vendibile". C'è voluto il coraggio di un piccolo editore, Mobydick, perché FramMenti vedesse la luce. Non solo è stato pubblicato, ma anche venduto e letto e, presto, verrà portato in scena sotto forma di reading.
Di nuovo mi ritrovo a ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla nascita di questo libro. Incontrarli, parlarci, ascoltarli è stato uno dei momenti più "alti" della mia esperienza di essere umano e di autrice.
edizioni Mobydick
collana I Saggi
p.176
€ 16,00


Nicoletta Vallorani
di
Nicoletta Vallorani
Forse il più famoso libro di Nicoletta
Quello che ho amato di più, in assoluto
Di nuovo ospito uno scritto di Paola Rondini, autrice del romanzo Miniature. Una bella storia che utilizza il genere thrilling per raccontare di un viaggio, non solo attraverso l'Europa, ma nella verità e nelle passioni dei tre protagonisti:Daniel Biasi, Iago Milar e Milla. Tre personaggi indimenticabili.

Fanucci editore
p. 288
€ 16,5
PIRAMIDI

PAOLA RONDINI
foto di Sara Lando

Pablo Picasso, Weeping Woman, 1937
E' interessante il confronto virtuale nato dopo il post A.A.S.I.C. E' interessante perché la scrittuta va sempre a toccare nervi scoperti ed emozioni profonde.
Le interpretazioni sulla scrittura sono tante, ma quello che io sostengo - e sosterrò sempre - è che prima di infrangere le regole, prima di sovvertirle (in qualunque campo) bisogna conoscerle e conoscerle bene.
Proprio ieri si parlava anche di questo, durante una tavola rotonda all'Università Cattolica di Milano (all'interno della manifestazione El Dìa Negro, organizzata dal professor Dante Liano), presenti Nicoletta Vallorani, Ben Pastor, Margherita Oggero, Marcello Fois, io, conduttore Luca Crovi. Vallorani diceva che Picasso sapeva disegnare alla perfezione e creare un quadro "tradizionale" non sarebbe stato certo un problema per lui, ma ha fatto altro, ha creato dipinti davanti ai quali, talvolta, uno può pensare: "Sì, ma così so dipingere anch'io. Prendo una tela, ci schizzo sopra un po' di colori, mischio e faccio il capolavoro". Mi sa che non funziona così. Prima di fare quel quadro lì, che pare dipinto da un bambino pasticcione, Picasso ha studiato e studiato e dipinto e dipinto e dipinto e copiato, e buttato.
La lingua italiana (come tutte le lingue del mondo) è uno strumento meraviglioso, ricco di possibilità d'indagini, esperimenti, riflessioni, giochi, rotture. Ma la lingua italiana, seppur viva e in movimento, ha delle regole che è bene conoscere per bene utilizzarla.
Per fare un buon romanzo, un buon racconto, un'Opera letteraria, è chiaro, non basta saper scrivere correttamente. Ci vuole anche una cosa che si chiama "talento", ci vogliono i personaggi, gli intrecci, il ritmo, le pause. Ci vogliono le STORIE. Non è che tutti si possa diventare Grandi Scrittori; questo non impedisce, però, di scrivere bene belle storie.
E' vero, qualche volta capita di leggere una storia interessante anche se piena di errori (gli editor esistono per intervenire in questi casi). Ma, credetemi, non è così frequente. E' più frequente leggere una brutta storia scritta pure male. E se una storia è scritta bene ma è brutta, sarebbe stato meglio non pubblicarla.
Il punto, molto interessante, è: cosa fa di un libro un brutto libro? Qui, mi astengo dal dire, perché l'interpretazione è assolutamente, meravigliosamente personale. Io adoro libri che altri detestano e viceversa.
Ma sulla buona scrittura non mi smuoverò di un millimetro, mai. Uno deve saper scrivere se vuol comunicare con la scrittura.
Chiudo con questa riflessione di John D. McDonald: "Perché è così che bisogna fare. Non c'è altro modo. La diligenza forzata è quasi sufficiente. Ma non basta. Bisogna avere il gusto delle parole. Esserne ghiotti. Bisogna desiderare di rotolarcisi dentro. Bisogna leggerne milioni, scritte da altri. Bisogna leggere tutto con divorante invidia o con annoiato disprezzo."

Pablo Picasso, Nudo, 1895/96
Domani sera (per chi legge il 6 maggio) e questa sera (per chi legge il 7) dalle 20 sino alle 21 e qualcosa, dai microfoni di Radionation, andrà in onda "Un mercoledì da leoni" gentilmente offerto da me, medesima, Daniela_Elle. Si parlerà di cinema ma anche no. Ah, c'è anche la Musica.
Le istruzioni per intervenire in diretta:
• puoi ascoltare e continuare a navigare (si apre un piccolo player)
• partecipare alla diretta: clicca qui e puoi entrare direttamente nel chan dedicato
Seguirà podcast per eventuali ascolti in differita.
Poi non dite che non ve l'avevo detto.


Che sta per Attenti Aspiranti Scrittori in Corsa.
Perché io ve lo devo dire, ce l'ho qui, sullo stomaco, da un sacco di tempo.
La scrittura è un'arte nobile, richiede tanto. Talento, energia, determinazione, fortuna, impegno, studio, lavoro, letture, scritture, tagli, riscritture, riletture, silenzio, attese, rispetto, amore, forza, emozioni, creatività, cervello, corpo, respiri, sangue, sudore, fatica. E poi di nuovo: talento, energia, determinazione, fortuna, impegno, studio, lavoro, letture, scritture, tagli, riscritture, riletture, silenzio, attese, rispetto, amore, forza, emozioni, creatività, cervello, corpo, respiri, sangue, sudore, fatica. E ancora e ancora.
Perché la scrittura è sì un'arte, ma è anche un mestiere e come tutti i mestieri richiede la fatica di impararla.
Non è che uno si alza la mattina e dice: "Cosa faccio oggi? Stiro, lavo, preparo un uovo alla coque? Ma no, scrivo un libro...". Non funziona così, per i motivi sopra indicati e per i motivi che non ho indicato ma che sono mille e ancora mille.
Perché vi scrivo tutto ciò? Perché sono stanca di ricevere racconti, romanzi, poesie SCRITTI MALE! E stanca di dover dare spiegazioni a chi si pretende letto e pubblicato senza essere capace di scrivere "perché" con l'accento giusto, "qual è" senza l'apostro, "po' " CON l'apostrofo e NON con l'accento, che non sa usare i congiuntivi, che non sa usare il tempo passato, remoto, o futuro.
Ora, il talento non si insegna. E' un po' come le lentiggini: o le hai o non le hai. Ma la buona scrittura sì, la si può imparare, soprattutto leggendo leggendo leggendo.
Quindi, Aspiranti Scrittori (e taluni lo restano tutta la vita, eh? pure dopo aver pubblicato pile di libri, 'ché non è la quantità che fa uno scrittore..), fate un regalo all'umanità tutta: se volete scrivere, prima imparate a farlo. Abbiate rispetto della nobile arte, di voi stessi e di noi poveri cristi che vi leggiamo.
Ah, l'ho scritto. Mi sento già meglio...
